“…Ed è sulla distanza della memoria che si costituisce il lirismo di Steffanoni, dunque partecipe intimamente di quell’evocazione distanziata, di quella sorta di oggettivante distacco, che è partecipazione immaginativa, forza stilistica: sì anche sensibile, ma filtrata, sì anche a tratti ideologica, ma con le dovute distanze da un diretto coinvolgimento dichiarativo. Una sorta di “rêverie” lirica del quotidiano, la sua, e del quotidiano oggettuale, non meno che del quotidiano socila, quando non esplicitamente sociologico…”

enrico crispolti

“…l’artista lascia correre, finalmente in vista, anzi ragione prima della tessitura spaziale del colore, il gesto, un gesto breve e intenso, che ha spostato la soglia dello scrutinio dai corsi mentali premessi all’atto dell’hic et nunc stesso del far pittura. Non si tratta ovviamente -ché sarebbe contrario all’etica pittorica di Steffanoni – del bel gesto tra canto e grido della tradizione nuova dell’informale, bensì di quel segnare sprezzato a suo modo strutturante, per colpeggi precisi e mai ansiosi, che un’altra tradizione ci ha consegnato, quella d’un Seicento che impastava la materia di luce e ombra…”

flaminio gualdoni

“…Non so quanto abbia pesato su Steffanoni l’attesa risposta su un enfant prodige che ha tutte le carte in regola per divenire un artista di successo. La precoce affermazione come incisore, la tutela culturale di una personalità come Renato Guttuso, la cultura che lo favorisce nel tessere rapporti con scrittori, poeti, intellettuali tra i più fini del panorama italiano, sono gli ingredienti di un percorso privilegiato per storia, ma anche per meriti personali, da far invidia a chiunque volesse dedicarsi ad un’attività creativa. Steffanoni ha saputo di tutto ciò fare tesoro come uomo e come artista, evitando di farsi travolgere dalla facilità, cogliendole opportunità che gli si sono presentate, coltivandole con naturalezza, con intelligenza…”

cristina rodeschini

 

“…Con l’intuizione acutissima che è solo dei poeti e degli artisti, Steffanoni coglie nell’aria di Mosca, nei suoi spazi, nei vicoli sghembi e nei cortiletti trascurati, la particolare energia, l’aura misteriosa – nascosta ai più e quasi intraducibile nel linguaggio delle parole – che avevano risvegliato la fantasia di molti pittori russi e dalla quale, tra l’altro, è nata l’estrosa fantasmagorìa del Maestro e Margherita di Bulgakov”

marina majskaya

“…Con osservazioni fulminanti, Steffanoni traccia non soltanto la propria storia, ma quella di una generazione, la sua, quella nata intorno al 1930….”

carlo bertelli